Pmi in crescita numerica, ma la produttività resta debole
Tra il 2019 e il 2025 le piccole e medie imprese italiane mostrano segnali di tenuta sul fronte del numero di aziende e dell’occupazione. L’analisi evidenzia però una dinamica meno favorevole della produttività, che continua a rappresentare un punto critico per il sistema.
Nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025, il tessuto delle piccole e medie imprese italiane ha registrato un’espansione sotto il profilo della numerosità, accompagnata da un aumento degli addetti. Il quadro che emerge dall’analisi di Cerved è quindi solo in parte positivo: alla crescita della base imprenditoriale e dell’occupazione non corrisponde infatti un progresso altrettanto solido in termini di efficienza produttiva.
Il rallentamento della produttività indica che l’incremento dimensionale del sistema Pmi non si è tradotto in un miglioramento della capacità di generare maggiore valore per occupato. Si tratta di un elemento rilevante perché segnala una fragilità strutturale in un segmento centrale dell’economia italiana, soprattutto in una fase in cui competitività, innovazione e investimenti restano fattori decisivi per sostenere la crescita.
L’insieme dei dati delinea così uno scenario misto: da un lato la tenuta del numero di imprese e dei livelli occupazionali, dall’altro la persistenza di un nodo storico legato alla bassa produttività. Per le Pmi, il passaggio dai segnali di resilienza a un rafforzamento più duraturo appare legato alla capacità di accelerare su organizzazione, tecnologia e qualità degli investimenti.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.

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