Olio e vino, scorte elevate mettono sotto pressione due filiere chiave del made in Italy

Alla vigilia delle nuove campagne produttive, olio d’oliva e vino si trovano a fare i conti con livelli di giacenza particolarmente alti. Pur condividendo l’urgenza di smaltire le scorte, i due settori soffrono criticità strutturali differenti, tra squilibri nei flussi di importazione e mutamenti nella domanda.
Le filiere italiane dell’olio e del vino arrivano all’appuntamento con le nuove raccolte in una condizione di forte accumulo di prodotto, un fattore che rischia di comprimere i prezzi e ridurre i margini degli operatori. L’eccesso di giacenze pesa sull’intera catena, dai produttori ai trasformatori, e alimenta timori sulla capacità del mercato di assorbire l’offerta nei prossimi mesi.
Le analogie, tuttavia, si fermano ai magazzini pieni. Nel comparto oleario, la pressione deriva anche da una gestione poco efficiente dei flussi in entrata dall’estero, che ha contribuito ad aumentare la disponibilità di prodotto in una fase già delicata. Questo squilibrio rende più complesso valorizzare la produzione nazionale e accentua la competizione interna in vista della prossima campagna.
Per il vino, invece, il nodo appare più legato a una trasformazione della domanda. Il rallentamento dei consumi, influenzato da abitudini più caute e da un diverso orientamento dei consumatori, sta lasciando in cantina quantitativi consistenti. Ne emerge il quadro di due crisi parallele ma non sovrapponibili, che richiedono risposte mirate e non misure indistinte per comparti con problemi di natura diversa.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Repubblica Economia.

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