Ex Ilva, il governo studia un piano in più fasi dopo lo stop imposto all’area a caldo di Taranto

L’esecutivo lavora a una gestione graduale delle conseguenze industriali e sociali legate alla fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro fine ottobre. Al centro ci sono la continuità produttiva, gli ammortizzatori per i lavoratori e gli effetti sull’indotto.
La conferma arrivata dalla Corte d’Appello di Milano, con un provvedimento dell’11 settembre, imprime una nuova accelerazione al dossier ex Ilva. La decisione ribadisce che l’area a caldo del sito di Taranto dovrà essere fermata entro la fine di ottobre, riaprendo un passaggio delicato per uno degli asset industriali più rilevanti del Paese e per l’intera filiera dell’acciaio.
Secondo quanto emerge, il governo starebbe definendo un intervento articolato per affrontare la transizione successiva allo stop. L’impostazione sarebbe quella di procedere per tappe, con misure volte a contenere l’impatto operativo sull’impianto e, soprattutto, le ricadute occupazionali dirette e nell’indotto, in un contesto già segnato da forte incertezza sulla prospettiva produttiva del gruppo.
Tra i nodi da sciogliere figurano la gestione dei livelli occupazionali, il ricorso agli strumenti di sostegno al reddito e il coordinamento con le istituzioni locali. La chiusura dell’area a caldo rischia infatti di avere effetti estesi non solo sul perimetro industriale di Taranto, ma anche sulla catena di fornitori e sui comparti collegati, rendendo necessario un piano pubblico capace di accompagnare la fase di discontinuità.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.

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