Denatalità, per l’Italia il nodo strutturale che pesa su crescita e innovazione

Il calo della popolazione rappresenta una delle principali criticità per il sistema economico italiano, con effetti attesi su lavoro, formazione e capacità competitiva. È il messaggio rilanciato da Riccardo Di Stefano, vicepresidente di Confindustria con delega a Education e Open Innovation.
La diminuzione demografica si profila come una questione centrale per il futuro del Paese, non solo sul piano sociale ma anche su quello industriale. Secondo Riccardo Di Stefano, vicepresidente di Confindustria per Education e Open Innovation, il progressivo restringimento della base demografica rischia di tradursi in un indebolimento del mercato del lavoro, della domanda interna e del potenziale di sviluppo dell’economia italiana.
Il tema, nella lettura di Di Stefano, incide direttamente sulla disponibilità di competenze e sulla capacità delle imprese di affrontare la trasformazione tecnologica. In un contesto in cui innovazione e formazione sono sempre più decisive, la riduzione della popolazione in età attiva può accentuare il divario tra fabbisogni delle aziende e offerta di professionalità, rendendo più complesso sostenere produttività e investimenti.
Per l’esponente di Confindustria, la risposta richiede una visione di lungo periodo che metta al centro istruzione, attrazione dei talenti e politiche capaci di rafforzare la partecipazione al lavoro. La pressione demografica, infatti, non viene considerata un fenomeno marginale, ma una sfida strutturale destinata a condizionare la tenuta del sistema Paese e la sua competitività nei prossimi anni.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.

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