Brevetti accademici, nell’Ue il 9% delle domande arriva da università ed enti di ricerca

Secondo la fotografia 2025 dell’Ufficio europeo dei brevetti, le richieste provenienti dal mondo accademico europeo sono raddoppiate negli ultimi vent’anni. Resta però un nodo di valorizzazione: circa il 40% dei titoli non supera i dieci anni di vita.
L’ecosistema della ricerca pubblica europea continua ad accrescere il proprio peso nel sistema brevettuale. La rilevazione 2025 dell’Epo, basata sull’attività di oltre 800 uffici di trasferimento tecnologico, indica che circa il 9% delle domande di brevetto presentate nell’Unione europea proviene da università ed enti di ricerca. Nell’arco di due decenni il numero delle istanze riconducibili a questi soggetti risulta raddoppiato, segnalando una maggiore attenzione alla protezione della proprietà intellettuale generata nei laboratori accademici.
Accanto alla crescita quantitativa emerge tuttavia una criticità strutturale: quattro brevetti su dieci decadono prima di raggiungere i dieci anni. Il dato suggerisce che una parte rilevante delle invenzioni tutelate non riesce a trasformarsi in applicazioni industriali, accordi di licensing o iniziative imprenditoriali in grado di sostenere nel tempo i costi della protezione. Nel confronto internazionale, il sistema europeo mostra ancora una minore capacità rispetto agli Stati Uniti nel convertire i diritti di proprietà industriale in ritorni economici.
Nel quadro continentale, l’Italia si colloca al sesto posto per attività brevettuale espressa da atenei e organismi di ricerca. Il posizionamento conferma una base scientifica capace di generare innovazione, ma allo stesso tempo evidenzia la necessità di rafforzare i passaggi successivi alla registrazione, dal trasferimento tecnologico ai rapporti con l’industria. Per il sistema europeo, e per quello italiano in particolare, la sfida resta quindi meno legata alla sola produzione di brevetti e più alla loro capacità di diventare asset industriali durevoli.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.

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