Uber, ad Amsterdam una class action sui compensi ai driver in Europa

Una causa collettiva avviata nei Paesi Bassi contesta a Uber l’uso di sistemi automatizzati nell’assegnazione delle corse e nella definizione dei compensi. L’azione potrebbe interessare fino a 241 mila autisti tra Unione europea e Regno Unito, inclusi quelli italiani.
Uber è finita al centro di un’azione collettiva depositata ad Amsterdam che mette in discussione il funzionamento degli algoritmi utilizzati per distribuire le corse e calcolare i compensi dei conducenti. Secondo i promotori, il meccanismo avrebbe portato a differenze retributive tra autisti impegnati in servizi comparabili, aprendo un nuovo fronte sul tema della trasparenza nei modelli di lavoro gestiti da piattaforme digitali.
Il procedimento, presentato nei Paesi Bassi, potrebbe coinvolgere fino a 241 mila driver attivi in Europa e nel Regno Unito, compresi quelli operativi in Italia. Al centro della contestazione c’è la presunta personalizzazione della paga attraverso processi decisionali automatizzati, un aspetto che richiama l’attenzione delle autorità e dei tribunali europei sul rapporto tra algoritmi, condizioni di lavoro e tutela dei lavoratori della gig economy.
La società ha respinto le accuse, sostenendo che il ricorso si baserebbe su informazioni parziali e non rappresentative del funzionamento reale della piattaforma. Il caso si inserisce in un contesto di crescente pressione regolatoria sul settore, mentre in diversi mercati europei prosegue il confronto tra operatori, giudici e legislatori sulla responsabilità delle piattaforme e sui criteri con cui vengono determinati incarichi e remunerazioni.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Repubblica Economia.

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