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Economia

Tensioni nel Golfo, pressione sui margini delle imprese italiane

Redazione (RSS+AI) 2 Agosto 2026 3 min di lettura
Tensioni nel Golfo, pressione sui margini delle imprese italiane

Secondo un’analisi di Cerved, un nuovo shock energetico legato alla crisi in Medio Oriente preoccupa le aziende più di quanto avvenne nel 2022, perché oggi trasferire i rincari ai clienti è più difficile. Intanto gli Stati Uniti hanno raggiunto la Germania tra i principali mercati di sbocco dell’export italiano.

Le tensioni nel Golfo tornano ad agitare il sistema produttivo italiano, con effetti potenzialmente più insidiosi rispetto alla crisi energetica seguita all’invasione dell’Ucraina. In base alle valutazioni di Cerved, il nodo non è solo l’eventuale aumento dei costi di energia e trasporti, ma soprattutto la minore capacità delle imprese di assorbire o scaricare a valle nuovi rincari, in un contesto di domanda più debole e listini già sotto pressione.

Nel 2022 molte aziende erano riuscite, almeno in parte, a proteggere la redditività ritoccando i prezzi di vendita. Oggi quello spazio si è ristretto: la normalizzazione dell’inflazione, la maggiore cautela dei consumatori e la competizione internazionale rendono più complesso difendere i margini. Per questo un eventuale aggravarsi della crisi in Medio Oriente viene osservato con particolare attenzione, soprattutto dai settori più esposti ai costi energetici e alla logistica.

L’analisi segnala anche un cambiamento nella geografia commerciale dell’Italia. Gli Stati Uniti si sono affiancati alla Germania come primo mercato di destinazione delle esportazioni, un’evoluzione che offre opportunità di diversificazione ma non elimina i rischi legati alla volatilità geopolitica globale. Per le imprese, il quadro resta quindi segnato da un equilibrio fragile tra tenuta della domanda estera, costo degli input e capacità di preservare la profittabilità.

Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Repubblica Economia.

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