Immobili a garanzia degli Npl, il nodo normativo frena recupero e housing

Gli immobili collegati ai crediti deteriorati restano in larga parte fuori dai processi di valorizzazione a causa dei limiti operativi delle società specializzate. Il risultato è un patrimonio che si deprezza e che potrebbe invece contribuire sia all’offerta abitativa sia alla riqualificazione urbana.
Una parte rilevante degli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati continua a rimanere inutilizzata o in stato di progressivo deterioramento, nonostante possa rappresentare una leva concreta per affrontare la carenza di alloggi e sostenere interventi di rigenerazione nelle città. Il problema riguarda in particolare gli asset trasferiti dalle banche, che restano bloccati in un perimetro in cui la gestione e il rilancio risultano difficili.
Alla base dello stallo vi è un assetto regolamentare che impedisce alle società create per acquisire e valorizzare gli immobili legati agli Npl di intervenire su quelli ceduti direttamente dagli istituti di credito. Questa limitazione riduce la possibilità di recuperare valore da beni spesso localizzati in contesti urbani o semicentrali, rallentando processi che potrebbero trasformare immobili inattivi in case, residenze sociali o progetti misti con finalità economiche e territoriali.
Secondo questa impostazione, il patrimonio immobiliare associato ai crediti problematici rischia così di trasformarsi da potenziale risorsa a costo implicito per il sistema. In un contesto segnato da pressione sul mercato della casa e dalla necessità di accelerare l’efficientamento del costruito, lo sblocco di questi asset potrebbe offrire benefici sia ai bilanci sia alle politiche abitative, favorendo al tempo stesso interventi di recupero edilizio e di riqualificazione del tessuto urbano.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Repubblica Economia.

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