Il conflitto in Iran erode il recupero dei salari reali in Italia

L’impennata dei prezzi legata a quattro mesi di tensioni e guerra in Iran ha interrotto il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Il recupero accumulato negli ultimi due anni si è in larga parte dissolto, riaprendo il divario tra inflazione e retribuzioni.
L’aumento dei costi energetici e delle materie prime innescato dal conflitto in Iran ha colpito nuovamente i redditi reali in Italia, cancellando i progressi costruiti dopo la fiammata inflazionistica del 2021-2022. Dopo un graduale riassorbimento della distanza tra crescita dei prezzi e aumenti in busta paga, il peggioramento dello scenario internazionale ha riportato sotto pressione i bilanci delle famiglie.
All’inizio dell’anno il differenziale accumulato tra inflazione e retribuzioni si era sensibilmente ridotto rispetto ai massimi precedenti, lasciando intravedere una normalizzazione. La risalita dei prezzi osservata negli ultimi mesi, tuttavia, ha frenato quel percorso, con effetti immediati soprattutto sui consumi e sulla capacità di spesa dei lavoratori dipendenti.
Il nuovo shock conferma quanto il recupero salariale resti vulnerabile a tensioni geopolitiche che si trasmettono rapidamente all’economia reale attraverso energia, trasporti e beni di largo consumo. Per la politica economica e per il confronto tra imprese e sindacati, la tenuta del potere d’acquisto torna così al centro dell’agenda, in un contesto in cui la crescita delle retribuzioni continua a inseguire l’andamento dei prezzi.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.
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