Ex Ilva, la Corte d’Appello di Milano impone tempi stretti sulle emissioni mentre il Governo conferma il sostegno finanziario

La Corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dell’ex Ilva dovrà fermarsi entro 90 giorni in assenza di interventi efficaci per ridurre le emissioni. Alla vigilia del confronto a Palazzo Chigi, l’esecutivo ha ribadito l’intenzione di procedere con il prestito a supporto del gruppo.
La vicenda dell’ex Ilva si riaccende sul piano giudiziario e industriale dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha indicato un termine di 90 giorni per lo stop dell’area a caldo qualora non vengano attuate misure in grado di contenere le emissioni. Il pronunciamento introduce un elemento di forte urgenza per uno degli asset più delicati della siderurgia italiana, con possibili ripercussioni sulla continuità produttiva dello stabilimento.
La decisione arriva alla vigilia della riunione convocata a Palazzo Chigi, dove il dossier sarà al centro del confronto tra Governo e parti coinvolte. Il tema figura anche tra quelli all’attenzione dell’esecutivo, chiamato a bilanciare le esigenze di tutela ambientale e sanitaria con la salvaguardia dell’occupazione e della capacità produttiva di un impianto considerato strategico per il sistema industriale nazionale.
Sul fronte finanziario, il Governo ha confermato il prestito destinato a sostenere il gruppo, segnalando la volontà di accompagnare la gestione di una fase particolarmente complessa. Il supporto pubblico si inserisce in un contesto segnato da incertezza regolatoria e pressione giudiziaria, mentre resta aperto il nodo degli interventi necessari per adeguare gli impianti ed evitare un arresto che avrebbe effetti rilevanti sulla filiera dell’acciaio italiana.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.

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