Dopo il Pnrr le utility possono sostenere investimenti per 33 miliardi l’anno

Con la chiusura del Pnrr nel 2026, il sistema delle utility italiane viene indicato come uno dei principali motori della nuova fase di spesa in infrastrutture. Il potenziale di investimento stimato è di circa 33 miliardi di euro l’anno, in un contesto in cui il piano europeo ha mobilitato 194 miliardi per l’Italia.
Il 2026 segna l’uscita di scena del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il più ampio programma di investimento pubblico del dopoguerra per l’Italia, con una dotazione complessiva di 194 miliardi di euro. La conclusione di questa stagione apre il tema di come mantenere il ritmo degli investimenti, soprattutto in settori chiave per la competitività del Paese e per la modernizzazione delle infrastrutture.
In questo scenario, le utility possono rappresentare uno dei principali canali di continuità, grazie alla capacità di convogliare risorse su reti, transizione energetica, servizi ambientali e infrastrutture locali. Le stime indicano un potenziale di spesa nell’ordine di 33 miliardi di euro all’anno, un volume che potrebbe contribuire a colmare almeno in parte il vuoto lasciato dal progressivo esaurimento delle risorse straordinarie del Pnrr.
La prospettiva assume rilievo non solo per il comparto industriale interessato, ma anche per l’economia nel suo complesso. La tenuta degli investimenti sarà infatti decisiva per evitare un rallentamento dopo la fase di forte espansione sostenuta dai fondi europei, mentre il ruolo delle aziende dei servizi pubblici viene visto come centrale per accompagnare la crescita e sostenere gli obiettivi di decarbonizzazione e ammodernamento del sistema Paese.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.

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