Dazi Usa, le medie imprese italiane assorbono l’urto e difendono i listini

Con oltre la metà delle medie imprese industriali attive negli Stati Uniti, la reazione più diffusa ai dazi americani è la tenuta dei prezzi finali. La scelta, adottata da circa tre aziende su quattro, pesa però sulla redditività più che tradursi in una revisione delle strategie commerciali.
L’inasprimento tariffario negli Stati Uniti colpisce un segmento rilevante dell’industria italiana di media dimensione, considerato che più di una impresa su due esporta sul mercato americano. In questo contesto, la linea prevalente non è quella di intervenire con cambiamenti radicali nella presenza commerciale o nella struttura distributiva, ma di assorbire almeno in parte il maggiore costo imposto dai dazi.
La risposta adottata dalla maggioranza delle aziende è infatti quella di lasciare sostanzialmente invariati i prezzi di vendita. Una scelta che riguarda circa tre quarti delle imprese e che mira a preservare i rapporti con la clientela e la competitività sul mercato statunitense. Il contraccolpo si trasferisce così soprattutto sui margini, con una compressione della redditività che rischia di incidere sulla capacità di investimento e sulla generazione di cassa.
Il quadro suggerisce quindi un approccio improntato alla cautela: le imprese preferiscono difendere le quote di mercato piuttosto che scaricare immediatamente i rincari sui clienti o ripensare la propria organizzazione commerciale. Resta però aperto il nodo della sostenibilità di questa strategia nel medio periodo, soprattutto se le barriere tariffarie dovessero protrarsi o intensificarsi ulteriormente.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Il Sole 24 Ore - Economia.
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