Cgil: con la manovra autonomi avvantaggiati sull’Irpef rispetto ai dipendenti
Secondo un’analisi del sindacato, alcune misure fiscali previste in manovra determinerebbero un forte squilibrio tra lavoratori autonomi e dipendenti a parità di trattamento tributario. Il risultato sarebbe un prelievo più leggero per i professionisti, anche in presenza di redditi più elevati.
La Cgil sostiene che le novità fiscali inserite nella legge di bilancio producano un divario significativo nel carico Irpef tra diverse categorie di contribuenti. In base ai calcoli diffusi dal sindacato, un lavoratore autonomo con redditi più alti arriverebbe a versare circa 8.000 euro di imposta, mentre un dipendente con un reddito pari a circa la metà si troverebbe a sostenere un prelievo quasi doppio.
Alla base dello squilibrio indicato dall’organizzazione ci sarebbero gli effetti combinati di due interventi contenuti nella manovra. La simulazione evidenzia che il professionista beneficerebbe dell’assenza di addizionali, mentre per il lavoratore dipendente il peso di queste componenti resterebbe rilevante, fino a 1.428 euro.
Per la Cgil, il confronto mette in luce una disparità crescente nel sistema tributario italiano, con un vantaggio concentrato sui redditi da lavoro autonomo rispetto a quelli da lavoro dipendente. Il sindacato richiama quindi la necessità di una revisione delle misure fiscali, sostenendo che l’attuale impianto rischia di ampliare le differenze di trattamento invece di rafforzare l’equità del prelievo.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: ANSA Economia.
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