Bce: il clima può spingere i prezzi alimentari più del previsto, resta aperto il nodo energia

La Banca centrale europea segnala che le ondate di calore e gli eventi climatici estremi possono tradursi in rincari del cibo superiori alle stime. Nel bollettino emerge anche il rischio di nuovi contraccolpi energetici, con un impatto più pesante sulle famiglie a reddito basso.
Nel suo ultimo bollettino, la Banca centrale europea richiama l’attenzione sui possibili effetti dell’aumento delle temperature sull’inflazione alimentare. Secondo l’istituto, periodi prolungati di caldo intenso e altri fenomeni climatici estremi possono ridurre la produzione agricola e alterare le catene di approvvigionamento, alimentando pressioni sui prezzi dei generi alimentari oltre quanto incorporato negli scenari correnti.
L’analisi della BCE non si limita al comparto agroalimentare. Francoforte osserva che il capitolo energia resta una fonte di vulnerabilità e avverte che parte degli effetti di eventuali shock sui costi energetici potrebbe non essersi ancora pienamente manifestata nell’economia. Questo significa che nuove tensioni su elettricità e combustibili potrebbero continuare a trasferirsi su famiglie e imprese, mantenendo elevata l’incertezza sul profilo dell’inflazione.
Il bollettino sottolinea inoltre il carattere regressivo del caro bollette. L’aumento delle spese energetiche incide in misura relativamente maggiore sui nuclei con redditi più contenuti, che destinano una quota più ampia del bilancio familiare ai consumi essenziali. Per la BCE, il combinarsi di rischio climatico, costo dell’energia e perdita di potere d’acquisto rappresenta un elemento da monitorare attentamente per le implicazioni su crescita, consumi e stabilità dei prezzi.
Articolo originale rielaborato dalla redazione. Spunto da: Repubblica Economia.
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